coperitna di Da Fiori di rovina

«Sabato sera, Urbain T. decise di uscire a cena in compagnia di sua moglie. Insieme lasciarono il loro domicilio verso le diciannove, per rientrarvi soltanto verso le due del mattino, in compagnia di due coppie conosciute occasionalmente. Facendo un baccano indicibile svegliarono i vicini, poco abituati a delle manifestazioni così rumorose da parte di inquilini generalmente molto discreti. La festa forse aveva avuto delle peripezie inattese.Verso le quattro del mattino, gli invitati se ne andarono. Nel silenzio della mezz’ora che seguì, risuonarono due colpi sordi. Alle nove, una vicina, uscendo da casa, passò davanti alla porta dei T. Udì dei lamenti. Ricordandosi d’un tratto delle detonazioni nella notte, si preoccupò e bussò alla porta. Questa si aprì e apparve Gisèle T. Del sangue colava lentamente da una evidente ferita sotto il seno sinistro. Ella mormorò: “Mio marito! Mio marito! Morto”. Alcuni istanti dopo arrivava il signor Magnan, commissario di polizia. Gisèle T. gemeva, sdraiata su un divano. Nella stanza accanto, venne scoperto il cadavere di suo marito. Questi impugnava ancora un revolver nella mano contratta. Si era suicidato con una pallottola in pieno cuore. Accanto a lui, una lettera scarabocchiata: “Mia moglie si è uccisa. Eravamo ubriachi. Mi uccido. Non cercate…”»

Patrick Modiano
Fiori di rovina

Principessa Saffo

L’autore di quello che è stato definito «il romanzo più misterioso del XIX secolo» è probabilmente lo stesso tipografo e editore del libro, Léon Genonceaux, no­to per aver dato alle stampe in quegli stessi anni i più grandi autori della letteratura francese, da Rimbaud a Lautréamont, e perseguitato dalla censura e dai debiti per gran parte dell’esistenza.