Dimenticare Kabul

In Afghanistan, durante quest’ultima tornata bellica, hanno perso tutti.
Hanno perso i civili, prime vittime di ogni conflitto, stretti tra il terrorismo talebano e la potenza di fuoco occidentale.
Hanno perso le migliaia di occidentali mandati a morire, nonostante molti di loro non potranno nemmeno esser chiamati caduti di guerra. Hanno perso i contribuenti che a fronte di un’immane recessione, di tasse, tagli e sacrifici hanno continuato – forse senza nemmeno saperlo – a mandare soldi in Afghanistan per mantenere la missione in piedi e finanziare una vana ricostruzione.
Ha perso la democrazia che, complice gli errori occidentali e la casta afghana, è diventata un’oligarchia gestita da corrotti predoni.
Hanno perso tutti coloro che hanno provato a cancellare quello afghano dalla lista dei conflitti dimenticati e dall’elenco dei conflitti raccontati con ipocrita retorica.
Dopo tredici anni di guerra, di investimenti in vite umane e tanti soldi, l’Afghanistan resta uno stato fragile a rischio di collasso, il Paese è talmente diviso da poter precipitare in una nuova guerra civile come quando i sovietici lasciarono il presidente filo-russo Najibullah al suo destino.
E’ forse per questo che – dopo un’altra oscillazione dell’altalena – la tacita parola d’ordine occidentale è diventata: “dimenticare Kabul”, complici incolpevoli i sommovimenti nel mondo arabo e qualche catastrofe naturale in giro per il mondo.
E’ per questo che è ho deciso di scrivere questo libro, quasi tutto giocato su episodi vissuti personalmente, spesso dietro le quinte della cronaca, in mezzo ai protagonisti minori, minimi e ignoti di questi anni di conflitto.
Li racconto quasi sempre in prima persona ma solo perché ne sono stato il testimone, non perché voglia diventarne il protagonista. Episodi che mi sembrano illuminare meglio quanto spesso, a migliaia di chilometri di distanza, non si è capito bene tra paura del terrorismo, indifferenza, stereotipi e qualche cortese bugia.

Da  Afghanistan missione incompiuta di Nico Piro

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