coperitna di Elegie del Quattro giugno
Liu Xiaobo

Elegie del Quattro giugno


Traduzione di Nicoletta Pesaro
uscita giugno 2013
pagine 188
formato brossura – 14 x 21,5 con bandelle
ISBN 9788897012603


prezzo € 16.50

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«Un omaggio commovente ai sacrifici subiti durante gli eventi di Piazza Tian’an men del 1989: una testimonianza potente del suo coraggio e della sua determinazione». Sua Santità Tenzin Gyatso, Quattordicesimo Dalai Lama

«Cerchiamo di immaginare l’incubo di un processo a porte chiuse, di una vita sequestrata. Sentiremo lo sforzo enorme di Liu Xiaobo per superare quella che definisce «la paralisi dello spirito». E vedremo il suo viso attraverso le parole». Don DeLillo

«Il monumento della rabbia contro l’ingiustizia, contro il suo potere omicida. La critica implacabile di un uomo contro la logica dell’oppressione totalitaria». Paul Auster

«Il giorno in cui Liu Xiaobo ha vinto il Nobel, sua moglie Liu Xia è stata arrestata. Il destino di Liu Xiaobo e di Liu Xia è la sintesi della violenza dei regimi. Ma il Nobel non ritirato è il trionfo dei signori Liu e la disfatta di Pechino». D-La Repubblica, ottobre 2012

Il libro: Testimonianza lucida e disperata, ritualizzata per vent’anni a ogni anniversario del tragico eccidio di studenti e cittadini, la raccolta di Elegie di Liu Xiaobo ha l’intensità e l’unitarietà organica di un piccolo poema, sintesi poetica di raro equilibrio tra denuncia e canto. Liu Xiaobo riesce a liberare lo spirito poetico dai pesanti ceppi della lotta politica, superando i limiti spaziotemporali della Primavera di Pechino, in una rappresentazione che restituisce a Piazza Tian’an men e alle sue vittime il senso sacro e universale della storia.

Il valore delle Elegie giace proprio nel rendere omaggio ai protagonisti sconosciuti della vicenda, studenti e cittadini colpiti per strada e spesso rimasti senza riconoscimento, madri e parenti cui nessun conforto, nessun risarcimento, nemmeno quello del ricordo è stato concesso, spostando su di loro i riflettori che i media solitamente concentrano invece sulle figure politiche di spicco. Una sorta di Spoon River dei tanti giovani rimasti sul selciato della piazza o sull’asfalto delle strade in quella notte tragica.

È l’urgenza di non dimenticare che spinge  Liu Xiaobo a denunciare la «solenne menzogna» del potere e una crudele tradizione di sopraffazione che si annida nella millenaria cultura cinese. Egli si interroga sulle ragioni di questo ciclico sacrificio umano, sulla malattia genetica di una civiltà che divora cannibale i propri figli, «giovane erba immatura». Da messaggio politico di resistenza (Liu sta scontando una condanna a otto anni per istigazione alla sovversione del potere dello stato), la poesia si fa riflessione dolente sulle ragioni della morte e della sofferenza, sul senso di colpa dei sopravvissuti e la facile smemoratezza del popolo, barattata al prezzo di un corrosivo benessere economico. A tanto sgomente domande sul  tradimento delle «anime dei defunti» e sul destino della propria gente, Liu Xiaobo sembra non poter dare risposte definitive, se non la memoria e, sorprendentemente, l’amore, la tenerezza incrollabile per la moglie, Liu Xia, cui offre, unico dono dal carcere, la forza dei sentimenti e delle convinzioni.

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