Fabrizio Ruggirello, Il cinema come eresia

set eretico

Sala Trevi – Cineteca Nazionale
Vicolo del Puttarello, 25 – Roma

13 dicembre 2015
dalle ore 17
ingresso gratuito
in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma

ore 17.00 Introduzione di Mario Martone

Michelangelo. Una passione eretica (2008, 48′)
Lavorando al restauro della statua del Mosè uno studioso e biografo di Michelangelo si trova a investigare sui complessi rapporti tra l’artista e la Chiesa. Emerge un capitolo oscuro della vita del più celebre artista di tutti tempi: la sua appartenenza a una confraternita segreta condannata come eretica dall’Inquisizione.
Vincitore nel 2010 Hugo Televison Awards nella categoria Documentari/Arte
Per gentile concessione di DocLab
ore 18.30 Presentazione di Marco Lodoli

Questo è il mio mestiere (2005, 9′)
Un albergo sul mare e un investigatore incaricato di spiare una coppia di amanti: sono questi gli elementi di partenza per un cortometraggio di atmosfera surreale. L’investigatore nasconde sulla porta della stanza un radio-microfono, capace di registrare voci lontanissime. Là dove realtà e immaginazione si confondono troverà il vero senso del suo incarico. Tratto dal racconto omonimo di Marco Lodoli (in Cani e lupi, Einaudi, 1995).
In concorso ad «Arcipelago. Festival Internazionale di cortometraggi e nuove immagini»

ore 19.00 Incontro moderato da
Mario Martone con Marco Lodoli, Giulia Merenda, Emanuele Trevi

a seguire L’Eretico – Rough Cut (2013, 25′), a cura di Giulia Merenda e Alessandra Gambetti.
Nella primavera del 2007, a settecento anni dalla morte sul rogo di Dolcino, Fabrizio Ruggirello realizzò tra le montagne della Valsesia L’Eretico, film a carattere storico e documentario. Successivamente tornò sul progetto con l’intenzione di autoprodurre un cortometraggio, come espressione più diretta del proprio pensiero. Il rough cut, il montaggio “grezzo” e incompiuto, testimonia un’attività solitaria, estesa al montaggio, alle musiche, ai testi, alla registrazione della voce off come traccia per un successivo doppiaggio.

a seguire Gary Snyder, un vagabondo del Dharma (2004, 7′)
Nell’estate del 2004 Fabrizio Ruggirello e lo scrittore Emanuele Trevi intraprendono un breve viaggio negli Appennini sulle tracce di Gary Snyder, il poeta che alla fine degli anni Cinquanta ispirò a Kerouac il personaggio di Japhy Ryder ne I vagabondi del Dharma. “Poeta dell’ecologia profonda”, Snyder è oggi una degli ambientalisti più noti nel panorama internazionale. Vengono proposti alcuni minuti del materiale girato durante l’incontro, in vista della realizzazione di un documentario.
Ore 21.00 Presentazione di Roberta Lena

America di Fabrizio Ruggirello (1992, 82′)
L’America per l’indio Gaspar, a 500 anni dalla scoperta di Colombo, è la discarica di Guatemala City. Ispirato alla testimonianza del libro Mi chiamo Rigoberta Menchù e dall’esperienza di vita in America Latina del regista, il film viene girato in Guatemala in condizioni estreme, con un copione modificato giorno per giorno a seconda dei controlli dell’esercito. Nello sguardo del giovane Fabrizio si riflettono le ombre della Conquista e le ferite vive del Sud del mondo, con preveggente anticipo sui tempi. America, acquistato dalla Rai, non andò in onda né venne distribuito nelle sale, ma nel 1993 fu significativamente invitato, unico film, alla Conferenza mondiale sui diritti umani di Vienna, alla presenza del Nobel per la Pace Rigoberta Menchù.

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Il cinema come eresia
«Pensando a Fabrizio, a come ha vissuto e alle opere che ci ha lasciato, possiamo senz’altro dire che la parola eresia assume il suo significato originario, che è quello di “scelta”. Prima di acquisire un senso denigratorio in ambito religioso, eretico è infatti semplicemente colui che sceglie, cioè accetta solo una parte di quanto stabilito come giusto. L’eretico è colui che segue un cammino creato dal proprio passo.
Nel 2003, lavorando alla messa in scena di Petrolio, il romanzo incompiuto che Pasolini stava scrivendo quando fu ucciso, Fabrizio rimase folgorato dall’epigrafe: “Col mondo del potere non ho avuto che vincoli puerili”. Era diventata parte del nostro lessico famigliare, una frase a cui spesso e volentieri faceva riferimento come cercandovi una conferma, un conforto.
Riguardando all’indietro le opere lasciate – a partire dal suo primo lungometraggio, America, fino al lavoro come sceneggiatore per Anime nere, dai documentari ai cortometraggi e all’attività di editore con Lantana – non un filo, ma una traccia potente e ben visibile collega le une alle altre, in un insieme di coerenza davvero inusuale. Con il passare del tempo, data la sua natura di irriducibile, lo scarto prodotto da quel “vincolo puerile” con un mondo globalizzato dalle regole del mercato e dall’ortodossia culturale si era inevitabilmente ampliato.
Il suo accanirsi su una nuova versione de L’eretico, che da film documentario (realizzato nel 2007) si stava trasformando nel 2013 in un corto totalmente autoriale, è testimoniato dalla voce “off” di Fabrizio, che prova e riprova le parole di Dolcino, ultimo eretico del Medioevo, e dalla dedica al fratello scomparso. Musiche, testi, montaggio e immagini confluiscono in una nuova versione, un rough cut che non riuscirà a terminare.
Al fondo di questo suo lavoro, perseguito fino all’ultimo istante con solitaria e disperata ostinazione, sembrano davvero risuonare come un’eco le parole dell’amato Pasolini: «Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti di cui si sono resi colpevoli. / Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi».
Alessandra Gambetti, dicembre 2015