coperitna di Gazprom. Il nuovo Impero
Stefano Grazioli

Gazprom. Il nuovo Impero


uscita febbraio 2011
pagine 288
formato brossura – 14 x 21,5
ISBN 9788897012054


prezzo € € 18,50

Esaurito

Gazprom, la più grande compagnia russa e il maggior estrattore del mondo, è l’arma letale del Cremlino per conquistare il mondo? Un colosso dell’energia che punta al massimo profitto senza andare troppo per il sottile se qualche milione di persone in Europa ogni tanto rimane al freddo? E perché i grandi gruppi italiani, tedeschi, francesi o austriaci fanno la fila per stringere accordi con il gigante russo? Capire qual è il ruolo di Gazprom non solo sul mercato dell’energia europea e mondiale, ma sulla scacchiera geopolitica internazionale significa ricostruire la storia dell’azienda negli ultimi vent’anni e le sue relazioni con i partner di mezzo pianeta. E oltre a questo comprendere il cammino della Russia dalla fine dell’Impero sovietico fino ai giorni nostri. Una strada fatta di guerre vere e mediatiche, di omicidi di Stato e di stragi terroristiche. Conoscere a fondo la Russia di Putin è essenziale per poter collocare in maniera adeguata la strategia del Cremlino nel Grande Gioco che coinvolge l’Europa, l’Asia e gli Stati Uniti. Sullo sfondo, la questione che può ribaltare gli equilibri del terzo millennio e che interessa direttamente anche l’Italia: può e vuole l’Europa smarcarsi dagli Usa e intraprendere scelte indipendenti e apparentemente controcorrente? Il Cremlino e Gazprom non hanno ancora deciso dove andare e nel dubbio giocano a tutto campo. E noi?

«Gazprom controlla il sistema di trasporto del gas più grande del mondo, con condotte di 159,5mila chilometri. Nel mondo la società gestisce 165 imprese di distribuzione, 445mila chilometri di gasdotti e il trasporto di 164 miliardi di metri cubi di gas naturale. Gazprom inoltre controlla società bancarie, di assicurazioni, mediatiche, di costruzioni, agricole». Il Sole 24 Ore

perché leggerlo:

• Un tema di estrema attualità e ancora poco trattato

• In un resoconto serrato la nascita di un nuovo Impero

• Frutto di anni di ricerche sul campo


Estratto dal testo:

La regola fondamentale per capire come vanno le cose in questo mondo è perciò «follow the money». Nella versione più attuale: «follow the gas». Gazprom c’era durante la guerra fredda, si chiamava solo in altro modo. E Putin doveva ancora nascere. Stessa cosa per l’Eni: Enrico Mattei è morto quasi cinquant’anni orsono, ma la sua creatura è cresciuta ed è diventata forte, anche se qualcuno avrebbe preferito soffocarla sul nascere. Oggi Russia e Italia viaggiano a braccetto sulla strada che hanno imboccato mezzo secolo fa: Vladimir Vladimirovic e Silvio sono solo i due accompagnatori del momento, che hanno versato un po’ di champagne fuori dai flute. Bisogna lasciar stare i bicchieri e allargare lo sguardo. I rapporti italo-russi non sono il frutto di un’amicizia estemporanea tra due piccoletti che giocano a fare i grandi. La strategia neo atlantica di Mattei ha trovato i suoi eredi su tutti i fronti, in tutti i governi, di ieri, oggi e domani. Così come le relazioni tra Berlino e Mosca non sono riducibili a Schröder nel board di Nordstream. È facile evocare Molotov-Ribbentropp per scatenare gli spettri del passato, ma bisogna sforzarsi di guardare più avanti. Soprattutto se il piccolo grande Sarkozy si mette a fare la corte allo Zar. Il Mondo sta cambiando. Tra Caucaso e Pamir il New Great Game coinvolge diplomazia e terroristi islamici, trafficanti di droga e servizi segreti, multinazionali e signorotti locali. In Occidente il Gioco è più soft: i primi vent’anni dopo la caduta del Muro di Berlino hanno shakerato l’Europa che si sta dando una nuova struttura. Da un parte c’è l’Ue, con un futuro incerto, e dall’altra la Russia e parte dello spazio post sovietico non ancora inglobato nell’architettura occidentale, con un futuro ancora più incerto. Ma la Cortina di ferro non c’è più, la Guerra Fredda è finita ed è normale che ci si tenda la mano a vicenda. Soprattutto se gli interessi coincidono. Quelli energetici, in particolare. L’Europa ha bisogno di gas e petrolio, la Russia ne ha a bizzeffe. La Russia ha bisogno di tecnologia, l’Europa ha il know-how. La dipendenza è simmetrica. La strada è da percorrere dunque insieme. Non tutti però sono d’accordo.

Esaurito

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