coperitna di Il tutù
Principessa Saffo

Il tutù

Usanze di fine secolo

Traduzione di Francesco Bergamasco
uscita febbraio 2011
pagine 192
formato brossura – 14 x 21,5-bandelle
ISBN 9788897012030


prezzo € 17,50

Esaurito

Ambientato nella Parigi di fine Ottocento, Il tutù racconta le vicende del giovane Mauri, coinvolto in situazioni assurde e «surreali», in un mondo amorale dove ben poche cose appaiono strane. Innamorato della madre, prova disgusto per tutte le altre donne. Sposa così una donna obesa e alcolizzata, trova un’amante che si esibisce come mostro in un circo, diventa ministro… Ma chi si nasconde dietro l’intrigante nome di Princesse Sapho? L’identità dell’autore rimane ancora oggi un enigma e tutta la storia di questa rarità letteraria è avvolta nel mistero. Le tutu uscì nel 1891 presso Léon Genonceaux, editore e tipografo leggendario, che già aveva pubblicato Rimbaud e Lautréamont. Probabilmente perseguitato dalla censura non riuscì a distribuire il romanzo: Le tutu scomparve dunque prima ancora di iniziare a circolare. Fortunosamente ritrovato in un’unico esemplare nel 1966 da Pascal Pia, il romanzo vedrà la luce soltanto venticinque anni dopo, diventando a quel punto oggetto di culto e di un’attenzione critica fuori dal comune.
Prodotto da un’immaginazione modernissima, libro di mostri e meraviglie, Il tutù anticipa Jarry e i surrealisti, le opere dissacratorie delle avanguardie, e allo stesso tempo si presenta come un caso unico che sfugge a ogni definizione.
Postfazione di Pascal Pia (scrittore e intellettuale francese, amico di Malraux e Camus, membro del collegio della Patafisica, «scopritore» del romanzo).

«Un libro maledetto e assurdo una lettura imperdibile ». Ñ supplemento del Clarin. Nella lista dei migliori libri del 2010

«Il tutù è un caso di patologia letteraria» Libération
«Un libro prodigioso, delirante e bello, dove tutto si deforma come sotto la pressione di un sogno» La Quinzaine Littéraire
«Qualcosa di unico e mai letto prima, che non si raccorda a niente, se non a opere che sono comparse in seguito» Le Magazine Littéraire
«Un libro centenario che lascia stupefatti» L’événement du jeudi
«La derisione eletta a sistema di governo. Di un cattivo gusto iper raffinato» Le Soir

perché leggerlo:

• È un manifesto di libertà, fra i più divertenti mai scritti

• Per tutti gli appassionati delle avanguardie, di cui Il tutù è uno straordinario precursore

• La sua storia editoriale misteriosa costituisce di per sé un «romanzo nel romanzo»


Estratto dal testo:

Iniziò allora per entrambi la vita coniugale. La dote di Hermine permise a Mauri di realizzare uno dei sogni a cui più teneva: un coupé a quattro cavalli, dove trascorreva la maggior parte della giornata facendosi scarrozzare per Parigi, senza meta. Diceva a Pancrace:

«Mi porti in un posto qualsiasi».

E Pancrace non lo portava in nessun luogo. Frustava i cavalli, e li lasciava andare dove volevano. Di conseguenza, qualche volta finivano per perdersi in luoghi impossibili. Una sera capitarono in mezzo alla fiera di un sobborgo di periferia, al Grand-Montrouge, e la vista dell’insegna di una baracca fece sobbalzare Mauri. Si ripromise di tornarci.
Quando rincasava, trovava, o non trovava, la moglie.
Hermine usciva quasi ogni giorno verso le quattro, per andare a visitare, diceva lei, gli infelici del quartiere Saint-Germain-des-Prés. Si era iscritta a una società filantropica presieduta da una signora dell’alta società, insieme alla quale si recava a prestare assistenza di casa in casa. Al ritorno da queste visite caritatevoli, dalla bocca di Hermine esalava uno strano odore a base di anice.
Quando non usciva, la donna se ne stava in salotto a perdersi in fantasticherie, con una bottiglia di acquavite, o di cognac, o di rhum, o di chartreuse, e un bicchierino che riempiva di continuo. Mediante l’assorbimento costante di liquidi alcolici si proponeva di contrastare l’obesità che quotidianamente, e anche settimanalmente, depositava attorno al suo essere corporeo uno strato adiposo.
Le loro conversazioni non oltrepassavano mai il confine della banalità. Tuttavia Hermine era più calma, più posata, rifletteva prima di dire qualcosa, e queste esitazioni avvolgevano le sue parole in un involucro che ne dissimulava il vuoto. In fondo, parlavano per non dire nulla. Si annoiavano molto.

Esaurito

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