coperitna di Lantana partecipa a TERRA TERRA un progetto didattico interdisciplinare con le donne di Rebibbia.

Terreterra_piccoloIl 27 maggio 2015: le donne di Rebibbia raccolgono il grano seminato per la prima volta nel campo della Casa circondariale femminile di Rebibbia.

La libertà a Rebibbia si coltiva nell’orto, quello dell’azienda agricola della Casa circondariale femminile (CCF). È lì che nasce Terra Terra, un progetto “apripista” che ha lo scopo di formare e qualificare le detenute negli istituti penitenziari dove sono presenti le aziende agricole. Dentro e fuori le sbarre si realizzano proposte formative e di lavoro. Nei mesi scorsi si sono alternate le lezioni su piante e animali a quelle su letteratura e poesia, per accompagnare l’uso delle mani a quello della parola giusta. Una parola semplice, Terra Terra, per guidare queste donne in un importante percorso rieducativo.
Le detenute sono le protagoniste di un documentario che verrà realizzato al termine di questa esperienza. La casa editrice Lantana realizzerà inoltre un e-book, in cui sono raccolti oltre ai filmati, i testi delle donne di Rebibbia e quelli scelti per le letture. L’idea è costruire un percorso narrativo che leghi il dentro e il fuori delle mura della Casa Circondariale.
L’iniziativa, ideata dalla docente e regista Giulia Merenda, promossa dalla CCF e dal 2° Ctp (Centro territoriale permanente di Istruzione degli Adulti di via Tiburtina Antica) di Roma, è stata realizzata grazie al contributo di Libera e Arsial (Servizio integrato agrometeorologico della Regione Lazio) ed è patrocinata dal Comune di Roma Capitale, dalla Regione Lazio e dal Garante dei diritti dei detenuti.
Una prima fase del progetto si conclude il 27 maggio, quando le donne di Rebibbia raccolgono il grano seminato per la prima volta nel campo della Casa Circondariale. Con loro c’è don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera.

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Una storia da ridere

In questo documentario la vita del regista si intreccia e si confonde con quella dei suoi personaggi e dei loro interpreti. Dal racconto emerge il ritratto di un’Italia in cammino che, anche sotto il dominio e l’influenza di regimi politici e culturali, rimane fedele al suo spirito più autentico grazie anche a personalità «eretiche» come quella di Monicelli. La sua grandissima popolarità scaturisce infatti da un punto di vista antieroico e antiretorico: è attraverso la commedia che si svelano i grandi meccanismi della storia. (altro…)

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