Patrick Modiano


Da Primavera da cani

«C’è da credere che a volte la nostra memoria conosca un processo analogo a quello delle foto Polaroid. Per quasi trent’anni, non ho quasi mai pensato a Jansen. I nostri incontri erano avvenuti in un lasso di tempo molto breve. Lui ha lasciato la Francia nel mese di giugno del 1964, e io scrivo queste righe nell’aprile del 1992. Non ho mai avuto sue notizie e non so se sia morto o vivo. Il suo ricordo era rimasto ibernato ed ecco che sorge di nuovo all’inizio di questa primavera del 1992. È forse perché ho ritrovato la foto di me e della mia amica, dietro alla quale un timbro a caratteri blu indica “Photo Jansen. Riproduzione vietata”? O per il semplice motivo che le primavere si rassomigliano tutte?»

Patrick Modiano
Primavera da cani


Da Fiori di rovina

«Sabato sera, Urbain T. decise di uscire a cena in compagnia di sua moglie. Insieme lasciarono il loro domicilio verso le diciannove, per rientrarvi soltanto verso le due del mattino, in compagnia di due coppie conosciute occasionalmente. Facendo un baccano indicibile svegliarono i vicini, poco abituati a delle manifestazioni così rumorose da parte di inquilini generalmente molto discreti. La festa forse aveva avuto delle peripezie inattese.Verso le quattro del mattino, gli invitati se ne andarono. Nel silenzio della mezz’ora che seguì, risuonarono due colpi sordi. Alle nove, una vicina, uscendo da casa, passò davanti alla porta dei T. Udì dei lamenti. Ricordandosi d’un tratto delle detonazioni nella notte, si preoccupò e bussò alla porta. Questa si aprì e apparve Gisèle T. Del sangue colava lentamente da una evidente ferita sotto il seno sinistro. Ella mormorò: “Mio marito! Mio marito! Morto”. Alcuni istanti dopo arrivava il signor Magnan, commissario di polizia. Gisèle T. gemeva, sdraiata su un divano. Nella stanza accanto, venne scoperto il cadavere di suo marito. Questi impugnava ancora un revolver nella mano contratta. Si era suicidato con una pallottola in pieno cuore. Accanto a lui, una lettera scarabocchiata: “Mia moglie si è uccisa. Eravamo ubriachi. Mi uccido. Non cercate…”»

Patrick Modiano
Fiori di rovina


Da Riduzione di pena

«Una notte, qualcuno era arrivato in macchina al quai de la Gare, e aveva fatto liberare mio padre. Immaginavo – a torto o a ragione – che fosse un certo Louis Pagnon che chiamavano “Eddy”, fucilato durante la Liberazione con i membri della banda della rue Lauriston di cui faceva parte. Sì, qualcuno ha tirato fuori mio padre dal “buco”, secondo l’espressione che aveva usato lui stesso una sera dei miei quindici anni in cui ero solo con lui, e in cui si era lasciato andare fin quasi al limite delle confidenze. Ho sentito, quella sera, che avrebbe voluto trasmettermi la sua esperienza delle cose oscure e dolorose della vita, ma che per questo non c’erano parole».

Patrick Modiano
Riduzione di pena


Primavera da cani

Patrick Modiano è Premio Nobel per la Letteratura 2014
«Pochi scrittori hanno descritto Parigi con un amore così intelligente, una malinconia così potente, quasi allucinatoria».
Le Monde


Riduzione di pena

Francia, banlieue parigina. Nel limbo di un tranquillo villaggio francese, «Patoche» (l’autore bambino) e suo fratello vivono in una casa abitata solo da donne. La madre, attrice, se n’è andata in una tournée senza fine, mentre il padre fa continui viaggi d’affari. Nella sua stanza Patoche sente fino a tarda notte degli scoppi di risa, voci, squilli di telefono.


Fiori di rovina

Patrick Modiano rievoca luoghi e fa rivivere personaggi della sua giovinezza, fantasmi irrisolti, sfocati, in una città che è ancora una volta artefice di ossessioni e nostalgie.
Patrick Modiano è Premio Nobel per la Letteratura 2014


Patrick Modiano

Nato nel 1945 nella banlieue parigina durante il periodo dell’Occupazione, Patrick Modiano è uno degli autori francesi più importanti del ventesimo secolo. I suoi romanzi si svolgono in una Parigi abitata dai fantasmi della guerra e del nazismo.